Se fino alla metà del secolo scorso l’allergia era considerata una malattia abbastanza rara, oggi tutti hanno capito che l’ipersensibilità, l’allergia, l’intolleranza, sono fenomeni in netto aumento e che riguardano ormai ogni famiglia.

L’allergia è un importante fenomeno patologico che oggi sappiamo essere  l’espressione di uno squilibrio complesso che coinvolge la flora intestinale, il rapporto con il cibo e, perché no, anche  la sfera emozionale.

Esiste un fattore ereditario che predispone all’allergia: si tratta del gene situato su cromosoma 11Q13, ma questo gene per esprimersi ha bisogno di venire a contatto con fattori esogeni quali l’inquinamento ambientale, un’alimentazione non corretta, fattori psichici e neurovegetativi.

La sensibilizzazione è il risultato dell’incontro tra l’allergene e un terreno geneticamente predisposto a reagirvi. L’influenza genetica non si manifesta solo con l’intensità della malattia, ma anche con la precocità della sua insorgenza; nei primi mesi di vita l’ereditarietà rappresenta il fattore causale prevalente.

Il sistema immunitario ha il compito di proteggerci dall’intrusione di elementi estranei all’organismo, come microbi e virus e, nel caso delle all’allergie, gli antigeni ( acari, squame di animali,pollini, ecc ). Conserva il ricordo del primo incontro con ogni elemento estraneo, in modo da poter reagire in maniera adeguata nel secondo contatto. Dopo il primo contatto, l’organismo produce una grande quantità di particolari anticorpi, detti IgE, ad un secondo contatto, l’allergene si fissa sulle IgE che si trovano sulla superficie delle cellule del sistema immunitario: i mastociti e basofili.Queste cellule subiscono un processo di degranulazione e liberano i mediatori chimici quali l’istamina che andrà ad agire essenzialmente sull’apparato vascolare e sugli organi a muscolatura liscia.

Le manifestazioni cliniche dell’allergia sono le più varie:

– riniti stagionali o aperiodiche

– congiuntiviti,glossiti e stomatiti

– laringiti, tracheiti,asma bronchiale

– manifestazioni cutanee: eczema, orticaria

– emicranie

Queste sono le forme più classiche, ma bisogna ricordare anche sindromi addominali acute, gastriti,coliti,pancreatiti,disturbi epetici, renali, vescicali, articolari, del sistema nervoso centrale e delle ghiandole endocrine.

Diversi studi negli ultimi anni hanno individuato uno stretto rapporto tra i meccanismi infiammatori , i fenomeni allergici e non solo.

Una infiammazione continua, persistente, anche di bassa intensità, tiene impegnato costantemente il sistema immunitario su altri fronti, come ad esempio quello intestinale, e cosi perde la capacità di reagire correttamente nei settori in cui è richiesta la sua azione.

Questa riduzione della capacità di difesa apre la strada oltre che alle allergie anche ad una serie di affezioni quali infezioni ricorrenti, acne, vaginiti.

Dalle reazioni infiammatorie locali, per esempio sul sistema digestivo, si possono determinare colite, coliche del lattante, meteorismo, indigestione, difficoltà di assorbimento di minerali e altri nutrienti, aria addominale, gastriti, duodeniti o contribuire allo sviluppo di patologie infiammatorie croniche come il morbo di Crohn o la rettocolite ulcerosa.

Le reazioni generali invece, con infiammazione diffusa anche ad organi distanti dall’intestino, potranno contribuire a provocare fibromialgie, dolori muscolari, artrite, dermatosi seborroica,psoriasi, epatopatie croniche, malattie demielinizzanti neurologiche, cefalea o emicrania, acne,poliposi nasale e disturbi del ritmo cardiaco (soprattutto tachicardie e extrasistolia).

È ormai accertato che l’interferenza sul sistema immunitario può contribuire alla nascita di molte malattie autoimmuni o reumatologiche; si tratta di artrite reumatoide, crioglobulinemia, morbo di Crohn, colite ulcerativa, LES e alcuni casi di diabete e sindrome di Cushing.

niche, micosi, malattie respiratorie ricorrenti e cistiti recidivanti.

al loro mantenimento, o interferire pesantemente con la loro guarigione.

Anche la composizione della dieta (per esempio la percentuale di proteine rispetto ai carboidrati) può influire sulla presenza di sostanze infiammatorie.

L’eccesso di carboidrati, per esempio, fa aumentare il livello di insulina dell’organismo, favorendo lo sviluppo di reazioni a catena che possono favorire la comparsa di infiammazione e quindi di certe malattie.

Non dimenticare la testa

Rita Levi Montalcini ha precisato negli ultimi anni, che proprio quel Nerve Growth Factor (NGF) per il quale nel 1986 ha ottenuto il premio Nobel per la Medicina, determina nell’organismo, quando è emesso, un enorme aumento delle cellule “infiammanti” (ovvero i mastociti).

L’infiammazione e l’allergia possono quindi crescere in modo violento in parallelo con la produzione di questa sostanza, che l’organismo produce in tutte le condizioni percepite come un pericolo per la propria sfera vitale.

Purtroppo si tratta di condizioni molto frequenti, di cui occorre tenere conto nella gestione dei fenomeni infiammatori.

Colpa del batterio che non c’è

Altra ipotesi molto accreditata che è nota come “ipotesi dell’igiene” è quella che mette in correlazione le malattie allergiche con l’esposizione ad agenti patogeni, ( studio, pubblicato sul Journal of Clinical Investigation), e che spiegherebbe il perché  nel mondo industrializzato, sia aumentata l’incidenza di allergie e malattie autoimmuni. 

La ricerca, condotta nei laboratori dell’Università di Zurigo, si è concentrata sul comportamento dell’Helicobacter pylori, un batterio che ha fatto dello stomaco umano il suo habitat preferito e che oggi vive negli stomaci di metà della popolazione mondiale

Di solito,la presenza del microbo nello stomaco viene associata a patologie quali gastrite e ulcera , e non solo ma anche ad altre malattie, tra cui il cancro gastrico, la malattia da riflusso gastroesofageo e l’anemia da deficit di ferro.

Ora, però, il gruppo guidato da Anne Müller ha portato alla ribalta il batterio per una sua proprietà positiva: la capacità di scongiurare, per lo meno nei topi, lo sviluppo dell’asma allergica.

Secondo i ricercatori, infatti, H. pylori è in grado di “riprogrammare” alcune cellule del sistema immunitario in modo da attivare, al posto di una risposta immune aggressiva, una risposta tollerogenica, ovvero l’arresto di ogni offensiva. Questa situazione, oltre a consentire al batterio di sopravvivere, previene l’insorgere di reazioni immunitarie non desiderate agli allergeni, proteggendo così dall’asma allergica.

Il batterio, un volta infettato lo stomaco, entra in una specie di lotta con il nostro sistema immunitario e in particolare con i linfociti T e le cellule designate a riconoscerlo e lanciare l’allarme: vale a dire le cellule dendritiche. In condizioni normali, queste cellule, quando incontrano il batterio, ne riconoscono la pericolosità e attivano i linfociti T che eliminano l’infezione. Per difendersi, però, il microrganismo ha sviluppato a sua volta dei sistemi di protezione: come hanno mostrato i ricercatori, l’H. pylori è infatti capace di mandare in tilt le cellule dendritiche attraverso una serie di segnali.

In particolare  hanno scoperto che il batterio è in grado di far diventare  i linfociti T  cellule specializzate nello spegnimento di risposte immunitarie”. In questo modo, se da un lato il batterio si salva diventando un abitante fisso dello stomaco, dall’altro i linfociti regolatori (che invece possono muoversi tranquillamente tra i diversi organi) inibiscono anche altre risposte immunitarie, tra cui quelle generate dagli allergeni.

Questa ipotesi (detta anche “dei vecchi amici”) vede i nostri corpi come degli ecosistemi che stanno perdendo colpi a causa della rapida riduzione (sia in termini numerici che di varietà) dei microrganismi con cui, storicamente, i nostri antenati hanno avuto a che fare.

L’idea è che il nostro sistema immunitario, evolutosi in condizioni in cui l’esposizione a organismi infettivi (più o meno benigni) era costante e continua per tutto il corso della vita, dipenda da questi “incontri” per svilupparsi nel migliore dei modi.

Trattamento integrato

Un trattamento integrato deve tenere in considerazione molte diverse possibilità, in modo da agire sul livello di soglia.

Qualche giorno di disintossicazione è sempre opportuno.

In più, per un periodo di 15-20 giorni si può bere una tazza di decotto di Malva (20 grammi per litro d’acqua per 10 minuti di decozione) la mattina e una tazza di infuso di foglie di Mirtillo (2 prese per una tazza d’acqua per 10 minuti) la sera.

A queste tisane, associate per 10-15 giorni l’assunzione di un rimedio fitoterapico scelto tra i due seguenti: Ribes nigrum 1D (40 gocce per due volte al giorno) quando avete la sensazione che l’organismo sia irritato; Arctium lappa TM (25 gocce per due o tre volte al giorno) la sensazione è che l’organismo sia intossicato..

La “vaccinazione” iposensibilizzante (quella cioè “antiallergica” che non c’entra nulla con le vaccinazioni antiepatite, antinfluenzali o simili) può agire dall’esterno sul sistema immunitario per indurre tolleranza. Quella a bassa dose, può essere utilizzata sia nel caso di reazioni alimentari sia, con estrema efficacia, nel trattamento delle allergie respiratorie: si tratta di uno dei sistemi di terapia più interessanti e innovativi degli ultimi anni.

L’utilizzo contemporaneo di alcuni integratori ad azione antiallergica (come, Quercitina, Olio di Perilla, , Olio di Ribes nero, la terapia desensibilizzante con gli oligoelementi quali il manganese , la terapia con i funghi medicinali, il complesso IMO, Fitoall ecc), tutto questo può essere di forte impatto sul recupero della tolleranza e sulla guarigione.

Ma ricordiamoci sempre che a fianco di tutto cio’ deve essere fatto un lavoro importante sull’intestino che deve riguardare sia la flora intestinale ma anche il recupero della permeabilità delle mucosa intestinale.

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